E così, in una fredda mattina di gennaio, la ruspa ha incominciato a demolire la ex-casa Ronchi in via Roma, ora proprietà comunale: una fine amara e ingiusta per un edificio centenario che aveva una sua storia.
La facciata linda, dipinta di bianco, le vecchie persiane verdi ed il cancello di ferro battuto con le iniziali R.C. erano le stesse di circa un secolo fa quando la villetta divenne la dimora delle tre sorelle Veronica, Laura e Giannina Ricci Curbastro, particolare per nulla trascurabile perché cugine di Gregorio, matematico di fama mondiale. Un personaggio di tale statura non disdegnava di venire a trascorrere le vacanze estive con tutta la famiglia nella villa di campagna posta ai margini dell’odierna prov. S. Vitale, oggi proprietà Tabanelli: un grande vanto per i santagatesi! Così si spiega come le tre mature signorine avessero scelto di abitare a poche centinaia di metri dalla casa del cugino. Una nipote, Anna De Rossi Ricci Curbastro, nata a S. Agata e faentina d’adozione, ha raccontato in un suo libro “Fritto misto”i rapporti della famiglia Ricci Curbastro con questo paese del quale serba ancora una profonda nostalgia perché le vicende private della sua illustre famiglia si intrecciarono strettamente con gli eventi, la vita e le persone di S..Agata. Così, siamo venuti a sapere delle visite reciproche fra cugini e della triste storia che aveva portato le tre sorelle da queste parti. Graziose, colte e ricche vivevano una vita brillante nel grande palazzo di Bologna, quando un nipote dissoluto dilapidò in poco tempo il cospicuo patrimonio indiviso di famiglia.
Di lui non si seppe più nulla. Forse, riparò oltre oceano, dove si rifece una vita. Qualche mese fa la straordinaria notizia: attraverso Internet la dott.sa Miriam Madureira, pronipote di un certo Angelo Ricci Curbastro, da S. Paolo del Brasile chiedeva notizie della famiglia del grande matematico e delle tre sorelle.
Dunque, le signorine Ricci Curbastro, cadute in miseria, furono costrette a lasciare Bologna, furono accolte da Pio, un fratello sacerdote, trasferendosi, alla sua morte, per vivere una vita modesta, a S. Agata, proprio nella piccola casa di via Roma . Molti le ricordano austere, silenziose, sempre vestite di nero, tutte casa e chiesa. Portavano con dignità la loro decadenza fisica e morale. In era fascista furono oggetto di numerose angherie, perché non vollero cedere al Comune parte dell’orto che avrebbe dovuto trasformarsi nel “Parco delle rimembranze”. Nell’immediato dopoguerra, le vecchie signore, lasciarono la villetta per trasferirsi a Lugo ed il proprietario divenne Celso Ronchi. Oggi quella casa non c’è più, scomparsa per sempre, da un giorno all’altro. Pare che i Santagatesi abbiano una particolare inclinazione a far scomparire o confondere le tracce del loro passato.
Il Comune di S. Agata non è neanche citato nell’itinerario turistico dei nove Comuni dell’Unione. Infatti, che cosa c’è da mostrare ad eventuali turisti, quando, anno dopo anno, nei secoli, si è continuato a demolire tutto ciò che faceva parte della propria storia? Fu così per il castello medioevale, scomparso poco, a poco (guardiamo, invece, Bagnara!) usando le pietre per costruire le povere case, fu così quando il Palazzo della Congregazione di Carità perse la sua simmetria nel 1967 per trasformarsi, a destra della Porta, in un blocco di cemento armato, fu così quando scomparvero gli ultimi resti della casa di Custode Marcucci, mentre da New Jork i turisti venivano a cercare ( e si stupivano di non trovarla), la dimora del grande liutaio. D’altro canto, la spaziosa ed unica piazza Roverino-Umberto I°, nell’immediato dopoguerra, veniva prepotentemente occupata dal “Palazzone” e, in seguito, da due piccoli antiestetici “grattacieli”. Ora, in via Roma, si è fatto un bel largo, una bella pulizia….
Certo che, “buttando giù” anche la casa Ricci Curbastro sulla S. Vitale, si raddrizzerebbe la strada, “buttando giù” la Porta, si vedrebbe la Chiesa dalla via S. Vitale, così come, dopo l’abbattimento delle piante nel campo Bordini, appare con estrema chiarezza l’enorme complesso delle distillerie Mazzari che torreggia a quattro passi dal centro del paese….In verità, la ex casa Ricci Curbastro era fatiscente, si dice che non valeva la pena ristrutturarla ma, a ben guardare, si sarebbero potute cercare quelle soluzioni intermedie che denotano un certo equilibrio nelle scelte amministrative.
Ad esempio, non si poteva salvare o ristrutturare la facciata della villetta, come si è fatto in altri casi e in altri paesi e ricostruire sul posto un nuovo edificio, magari quello della scuola media, come si era prospettato, all’unanimità, maggioranza ed opposizione consiliare, almeno inizialmente, nel corso del mandato di Franca Proni? E, sia ben chiaro, qui la politica c’entra assai poco, perché il partito di chi difende con passione i propri beni storici e culturali è, per fortuna, “trasversale”, benché, alla luce dei fatti un po’ deboluccio: questo non è il partito dei bianchi, dei rossi o dei verdi ma di chi vorrebbe preservare e valorizzare quei pochi reperti che ancora rimangono in un paese che ne ha ben pochi. Questione di gusti o piuttosto amore per le proprie radici? Punti di vista, come affermavano alcuni fra i numerosi “supervisori” presenti all’evento distruttivo?
Ma la storia di una comunità non sarebbe più importante di “un punto di vista”? Gli edifici che fanno parte della memoria collettiva, non rappresentano, forse, un patrimonio da conservare perché appartiene a tutti ? I pareri si sprecavano davanti alla benna che impietosa buttava giù i vecchi muri: via tutto quel pietrisco, quel marciume, meglio una casa per anziani, magari ad un piano solo, oppure una scuola…Meno male! Tanti non sanno ancora che lì non sorgerà più niente ( o siamo ancora in tempo a cambiare idea?), che la via Roma cambierà fisionomia e che in fondo al parco sorgerà un nuovo edificio.
E’ vero, ci sono altri problemi più gravi da risolvere, a livello locale ed ancor più a livello nazionale, ci si abituerà…. come ci si abitua a tutto, ad una via Roma con un vuoto che, per cento anni, non c’era, ed anche a due edifici scolastici attigui, ma completamente diversi nello stile architettonico, divisi soltanto da uno scalone di ferro. Del resto, ogni periodo storico, ogni Amministrazione lascia le sue tracce, i suoi segni, ma ricordiamoci che, senza tener conto del passato è difficile progettare bene per il futuro. Chissà! Forse, un giorno si dirà “Ben fatto!” oppure: “Peccato”! Ma non servirà più a nulla.
Armanda Capucci
Armanda Capucci


















