L'ascolto e l'interazione sono stati molto positivi, anche perchè la lezione frontale è stata accompagnata da visione di passi significativi di film, (Cento passi, che tratta dell'omicidio di Peppino Impastato, impegnato contro la mafia, e Fortapàsc, cronaca della morte annunciata di un giornalista, Giancarlo Siani) e dalla distribuzione di testi di Borsellino ("..il primo problema da risolvere nella nostra terra bellissima e disgraziata non doveva essere solo una distaccata opera di repressione ma un movimento culturale e morale che coinvolgesse tutti e specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, della indifferenza, della contiguità e quindi della complicità....") e di Gianni Rodari, che i nostri giovani conoscono sotto una veste un po' più disimpegnata e leggera, che invita alla passione impegnata, come "capacità di resistenza e rivolta, coraggio di sognare in grande, senza accontentarsi dei mediocri cambiamenti di scena che lasciano il tempo che trovano".
Ma vediamo un po' cos'è questo GDZ, Gruppo Dello Zuccherificio. Si tratta di un'associazione di giovani, tutti sotto i 30 anni, impegnati per la Legalità, per la Costituzione, per la Libera Informazione. Inizialmente sette, otto, ora quindici, che settimanalmente si incontrano, progettano, agiscono nel territorio, riferendo ciò che hanno letto sul medesimo argomento in articoli di giornali di diversa ispirazione politica e quindi confrontandosi e riflettendo. Il luogo di riunione era ed è la casa di uno di loro, in via dello Zuccherificio a Mezzano. Nel loro sito www.gruppodellozuccherificio.org affermano lo scopo che li anima: informandoci e informando diventeremo più consapevoli della realtà che ci circonda e di conseguenza di ciò che prima i nostri occhi non potevano vedere.
Citano incontri che sono stati molto importanti per la loro formazione, Peter Gomez, conosciuto a Fusignano, giornalista d'inchiesta de L'Espresso, Candido Parrucci, santagatese con la sua Vos de spepal: il loro incoraggiamento è stato determinante nell'organizzazione del primo meeting dell'informazione libera nel luglio 2009, a cui hanno partecipato Gianni Dragoni, Gianluigi Nuzzi, Peter Gomez, Marco Travaglio e i Modena City Ramblers. Sono seguite varie serate a tema, collaborando con Emergency e l'Anpi di Ravenna con cui hanno progettato un filmato in occasione del centocinquantesimo compleanno dell'Unità d'Italia. L'anno dopo, il secondo meeting, il Grido della Farfalla, su svariati argomenti, fra cui lo stato dell'editoria, la ricostruzione de L'Aquila, l'Omsa,le stragi, la privatizzazione dell'acqua.
A Fusignano hanno presentato Voci nel deserto, un progetto "quasi" teatrale, con testi di autori di ieri e di oggi. Ora si stanno occupando della crisi economica nel ravennate e del fenomeno della mafia nel nostro territorio, con ricerche sui quotidiani locali e l'aiuto della rete NoName di Bologna, e di Gaetano Alessi, giornalista e fondatore di AdEst.
Da sottolineare il fatto che questi ragazzi si rendono disponibili gratuitamente per le scuole, sacrificando il sabato mattina che li vede liberi dagli impegni di lavoro o di studio e che sanno accattivarsi l'attenzione degli studenti su tematiche di grande spessore con un linguaggio semplice e diretto che trasmette con efficace immediatezza concetti come senso della famiglia, latitanza, legami fra droga e camorra, onore, pentimenti, boss, appalti.
La mafia, hanno detto Silvia Occhipinti e Claudia Cortesi, soddisfa i bisogni primari, ma non offre felicità, non dà risposte ai bisogni di crescita, di evoluzione dell'uomo, ma lo circonda di una sicurezza che è anche un limite soffocante, di soldi sporchi, avvelenati. Pensate, è stata trovata una valigia con 10 milioni di euro, sì dieci milioni, in banconote ammuffite, soldi da buttare, dimenticati: uno schiaffo alla miseria in cui vivono sempre più italiani, stritolati in una crisi di cui non si vede l'uscita.
La mafia, e qui il silenzio in classe era attonito, pesa i soldi, NON LI CONTA. L'Apple fattura 55 miliardi l'anno, la mafia 150, cioè 4.500 euro al secondo: cifre terribili, angosciose, angoscianti, proprio come la definizione della nostra regione, una lavatrice di denaro sporco. Le manca, pensate, solo la dominazione armata per essere messa alla pari delle zone più a rischio, è una constatazione veramente sconfortante. Il potere della mafia passa attraverso i soldi, che arrivano con estorsioni, traffico di droga, traffico di armi e tutto ciò, purtroppo, accade anche qui da noi.
Una lezione dura, ma utile, per i miei studenti, che mi hanno chiesto di ringraziare publicamente Serena Fagnocchi, Silvia Occhipinti, Claudia Cortesi, Giovanni Malservigi. Lo faccio volentieri, servendomi delle parole di Antonino Caponnetto, padre del pool antimafia di Palermo: La mafia teme più la scuola che la giustizia
Lucia Baldini
Lucia Baldini



















